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    Offerta formativa

    Piano annuale dell'inclusivitÓ

    Data: 08/11/2013
     
    Le situazioni di svantaggio non devono essere confuse con quelle di disabilità. Mentre la disabilità è riferita a menomazioni di natura prevalentemente fisica, psichica o sensoriale, clinicamente accertabile, lo svantaggio può essere ricondotto a condizioni individuali, familiari e sociali, a divari culturali e linguistici che determinano difficoltà in ordine alla partecipazione al processo educativo. Si può verificare tuttavia la necessità di evidenziare una situazione di svantaggio che richieda l’attivazione di strategie ed interventi finalizzati al recupero e all’integrazione. In tal caso, i Servizi del territorio, che già conoscono la situazione, trasmettono, tramite la famiglia, una relazione descrittiva alla scuola, contenente elementi utili per l’elaborazione di progetti educativi rispondenti alle necessità affettive cognitive relazionali dell’allievo.
    Anche il Dirigente Scolastico può segnalare al competente servizio territoriale, sempre tramite la famiglia, situazioni di alunni in difficoltà di apprendimento e/o relazione.
    Gli operatori dell’Azienda ASL sono tenuti a collaborare con i docenti della classe e/o della scuola, tenendo conto dei tempi necessari per una valutazione della situazione dell’alunno segnalato, per creare le condizioni più favorevoli per il superamento del disagio.
    Le parti concordano che lo svantaggio non può essere certificato come situazione di disabilità. La relazione di svantaggio, pertanto non può essere utilizzata per la richiesta dell’insegnante di sostegno. Essa rappresenta uno strumento utile alla scuola per attivare tutte le forme di organizzazione del lavoro scolastico che si rendano necessarie e previste dalla legge di riforma scolastica L. 53/2003. La relazione avvia un rapporto di consulenza in tempi e modi concordati tra le scuole, i servizi sanitari e gli enti locali. Il responsabile scolastico assume il compito di curare gli aspetti organizzativi di tale rapporto come previsto dalla L.53/2003.
    A tal punto è necessario sottolineare che lo svantaggio socio-culturale non deve essere ricondotto alla disabilità. E’ una condizione generata dal protrarsi di uno stato di disagio che, per non compromettere le potenziali capacità di apprendimento e di relazione dell’alunno va dapprima riconosciuto e poi sostenuto dall’attivazione di un percorso personalizzato.
    Sono i servizi territoriali di competenza che rilasciano una relazione di svantaggio di cui bisogna prendere atto e impegnarsi nell’elaborazione di un Piano Didattico Personalizzato (PDP). La scuola deve quindi prevedere un modello organizzativo e didattico flessibile e ricorrere a metodologie diversificate per suscitare l’interesse e la motivazione dell’alunno, sollecitare il suo impegno e la sua partecipazione, stimolare i suoi ritmi di apprendimento, valorizzare quelle abilità alternative che gli consentono di superare le difficoltà incontrate quotidianamente nel lavoro scolastico richiesto.
     
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